Villa Libarna. Gli affreschi e la chiesa abbandonati dopo la frana.
- M.G.

- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min
"..Villa Libarna è un mistero. Partendo dai numerosi nomi che le attribuiscono, fino alla sua destinazione d’uso ignota, con lo stile moderno di un ecomostro ma i soffitti affrescati di una villa nobiliare, le parti crollate e la chiesa intonsa, come ferma nel tempo. L’abbandono? Tutta colpa dell’alluvione..”

UBICAZIONE: Provincia di Alessandria
TIPOLOGIA: Complesso di edifici
STATO: Abbandonato in medie condizioni.
ACCESSO: Libero
(Esplorazione 2025)
Villa Libarna è un complesso di edifici molto vicini tra loro ad un passo dalla strada statale. Nessuno pare sapere il vero nome di questo luogo, alimentando perciò la fantasia di coloro che lo conoscono o che l’hanno esplorato. È conosciuto in molti modi, il nome di Villa Libarna è dato sicuramente dalla vicinanza delle antiche rovine romane della città di Libarna. La villa degli otto comignoli, invece, le è stato assegnato per la presenza di otto camini molto caratteristici che si possono osservare sul tetto da lontano, infine, il nome di Villa Fornace è riconducibile alla famiglia che la fece costruire.
Libarna era un’antica città dell’Impero Romano, costruita attorno al secondo secolo a.C., importante centro economico e sociale posto sulla strada che collegava Genova a Tortona. In seguito alle numerose incursioni barbariche, venne infine abbandonata attorno al 400 d.C. e rimasta nascosta sino al 1820, quando nel corso dei lavori per la realizzazione dell’odierna strada statale, venne scoperta per caso durante gli scavi.
Sebbene le informazioni reperite siano frammentarie, in loco scopriamo che la dimora venne fatta costruire dalla famiglia Balbi, nota nella zona poiché proprietaria della fornace del paese. Si presume che i primi edifici vennero costruiti nell’800, successivamente venne poi ampliato e ristrutturato fino ad anni molto più recenti.
Il complesso conta tre edifici, due dei quali sono più antichi e sono attualmente in precarie condizioni, se non già in parte crollati. Il palazzo centrale, invece, è visivamente di stile più recente, oggettivamente più simile ad un ecomostro che ad una villa, ma è l’interno che lascia sbalorditi. Infatti al primo dei tre piani, si trovano numerose sale completamente affrescate come ai piani nobili delle ville ottocentesche. Gli affreschi ai soffitti portano la firma del pittore locale Clemente Salsa (1886-1979). Da un’accurata ricerca, il pittore era in realtà originario del novarese, ma trasferitosi in zona per lavoro vi restò per tutta la vita. Durante la guerra fu costretto a nascondersi e venne aiutato dalla famiglia Balbi, con cui restò per sempre amico e collaboratore.
Il resto del primo piano e i successivi (secondo e mansarda), risultano invece molto moderni e spogli, quasi come se fossero stati utilizzati da uffici. C’è chi dice che, almeno per un periodo, la struttura sia stata utilizzata come albergo, ma non si trovano elementi che lo confermino.
Fatto sta, che nel miscuglio di stili architettonici e possibili utilizzi del complesso, accanto alla scalinata dell’ingresso principale, trova sede anche una piccola chiesa privata ancora completamente decorata come se fosse rimasta ferma nel tempo.
In questo caso, le nostre indagini hanno portato a galla il motivo dell’abbandono di tutto il complesso e, a differenza di altri luoghi, qui non vi è stato nulla di misterioso o macabro. Semplicemente, durante una delle devastanti alluvioni che colpirono la zona alla fine degli anni ’90 ed all’inizio degli anni 2000, la collina dietro gli edifici franò rovinosamente contro le pareti a monte arrecando numerosi danni soprattutto alle due strutture più vecchie. Ancora oggi, pare che la zona sia inagibile in quanto soggetta a rischio idrogeologico.
Per la prima volta, lasciamo questo posto con un’immensa tristezza e la certezza che non avrà futuro, che nessun miracolo potrà ridare vita a questa villa e ai suoi splendidi affreschi dimenticati..
M.G.
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